martedì 15 marzo 2016

Divergent


A tutto c'è un limite. Quello che si valicato in modo particolare da due anni a questa parte è quello dell'ingratitudine politica. È comune a tutti leggere o ascoltare affermazioni, dichiarazioni, di questo o quel Segretario di partito o di sezione che critica le parole, le prese di posizione o le scelte compiute dai propri iscritti o da soggetti che un tempo lo sono stati. Così è capitato di leggere la costernazione per Ochetto, Bassolino, Cofferati ma anche Verdini, Alfano e tanti altri ancora. Il minimo comun denominatore è che tutti quanti vengono criticati per essere stati irrispettosi e irriguardosi nei confronti della storia del Partito che hanno rappresentato o lo hanno fatto in passato. Non per ultimo, lo stesso Sindaco di Pinerolo uscente Eugenio Buttiero. È singolare. Nemmeno le vicende penali di un iscritto turbano i sonni delle segreterie più di un voto, una scelta, un'esternazione. Eppure c'è un fatto che dovrebbe far ricredere tutti. Si tratta di una vecchia e saggia massima che sosteneva che “le democrazie non restano in piedi perché le maggioranze vincono le elezioni ma perché le minoranze accettano di essere governate da esse”. È fondamentale questo passaggio. Se una democrazia si fonda sul sopruso di una parte maggioritaria sull'altra minoritaria allora la Storia si è sempre sbagliata e potremmo affermare che anche il nazismo non è stato altro che un normale esercizio di espressione della volontà popolare. In realtà, è proprio questo il senso della dottrina democratica pluralista. Il dissenso, il voto contrario, non sono la barbarie, il caos, bensì il nesso, la linfa vitale dell'esistenza della nostra civiltà. Se non ne capiamo l'importanza non possiamo parlare di Repubblica e nemmeno di Partiti politici democratici e compiuti. Rinnegare questo insegnamento dei padri costituenti, fondatori della democrazia del nostro Paese, significa mancare di rispetto al popolo che si promette o si giura di servire sopra ogni altra cosa. Il difetto conclamato della Partitocrazia era quello di un Partito che al di fuori della maggioranza ne condizionava le scelte in cambio di un appoggio parlamentare. Oggi, si vorrebbe far credere che questo fenomeno sia stato stroncato e che i colpevoli sono coloro che scelgono di divergere dalla linea dettata da un Segretario. In poche parole, si ritiene che l'obbedienza cieca e assoluta sia un Valore fondamentale e preferibile a quello dell'intelligenza. Non concordo. Consideratemi pure un divergente. Cosa volete, la democrazia è una malattia dalla quale non riesco proprio a guarire. Matteotti dovrà pure aver insegnato qualcosa... Pier Giorgio Tomatis