martedì 27 aprile 2010

Ladro chi fugge



(L'immagine è tratta da
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Ladro chi fugge
Numerose banche dati delle maggiori imprese occidentali sono memorizzate nelle Filippine. La Swissair tiene la contabilità dei suoi servizi aerei a Bombay, in India. La società d’assicurazioni New York Life fa seguire le proprie pratiche a Castleisland, in Irlanda. Gli Ingegneri dell’Eletricité de France fanno battere la loro corrispondenza nella foresta delle Argonne. La Banca d’Italia ha una sede operativa alle isole Cayman. La Svizzera deve la sua fortuna economica e la sua fama per aver fornito rifugio ai capitali del popolo ebreo durante le persecuzioni naziste. Oggi, fa altrettanto. Per tutti. Senza distinzione alcuna. E non ci sono nazisti a perseguitare nessuno. A meno che non si consideri il Fisco un carnefice da cui difendersi strenuamente. Un’azienda che ha sede in un luogo decide di affidare settori nevralgici della propria attività ad aziende che operano in un’area geografica lontana ed il più delle volte a rischio. La globalizzazione, spacciata per un segno tangibile del progresso raggiunto dalla nostra civiltà, è un mostruoso strumento di fuga. A chi ha capitali, il denaro scotta nelle mani e non vede l’ora di depositarlo al sicuro in fresche casseforti che si trovano a mezzo mondo di distanza. Lontano dai suoi occhi ma anche dalle mani rapaci di chi vuole appropriarsene. Ancora una volta l’uomo dimostra che chi ha denti non ha pane e chi ha pane non ha denti. Chi vive al di sotto del livello minimo di sussistenza e ha bisogno di denaro non ce l’ha e non ne può godere. Quella piccola elite che denaro ne ha più che in abbondanza non lo utilizzerà mai nemmeno se vivesse 50 vite. Pensate se si potesse imporre ad un nababbo con un patrimonio stimato di 50 miliardi di Euro, di spenderlo tutto. Il sistema capitalista, a differenza di quello liberista, premia l’accumulo di capitale indipendentemente da come esso si sia formato. Paradossalmente, il latrocinio e l’inosservanza della Legge sono parti fondanti di questo tipo di società e non un aberrante incidente di percorso.

giovedì 1 aprile 2010

Gira a SINISTRA


(Immagine tratta da http://blog.leiweb.it/marinaterragni/files/2009/05/destra-sinistra1.jpg)
Gira a SINISTRA

L’ultima competizione elettorale sembra avere confermato che la crisi economica ha mietuto più vittime nella compagine di Centro-sinistra che non in quella del Centro-destra. Sarebbe superficiale affermare con certezza che questa è l’unica chiave di lettura della sconfitta. Occorre analizzare profondamente alcuni fattori che si sono rivelati determinanti. Il primo è quello della tendenza politica di dare un senso al bipolarismo, trasformandolo in un più agile (e americaneggiante, non dimentichiamolo) bipartitismo. Ebbene, la sconfitta del PD è assai simile alla perdita di consensi da parte del Pdl che, guarda caso, è la sua l’immagine speculare, l’altro partito-coalizione presentatosi alle elezioni. Un altro fattore che ha giocato un ruolo determinante nella débacle è stato l’apparentamento con il partito di Casini e l’accantonamento della sinistra più estrema. Un calcio ben dato alla base ed alla cultura operaia. Conosco comunisti orgogliosi, quelli fedeli alla linea per intenderci, che hanno votato Lega in questa tornata elettorale. Sino a qualche anno fa una scelta simile era impensabile. Oggi è diventata realtà. La base della sinistra chiede una politica di sinistra e premia i politici che vogliono vincere il confronto con il tanto demonizzato Berlusconi (leggasi Di Pietro) o si battono per temi concreti, comprensibili e condivisibili per la storia riformista (leggasi Beppe Grillo). Un altro fattore, non meno trascurabile, è la politica ambivalente della sinistra riformista, agli occhi della base, più attenta alle esigenze della grande industria che non di quelle della classe operaia, del piccolo commerciante o imprenditore. Proprio in questo bacino elettorale sembra abbia fatto breccia la Lega con proposte che rassicurano meglio dei proclami dei leader della sinistra (paletti all’immigrazione selvaggia, ad esempio). Forse, occorre meno sudditanza nei confronti delle Coop o della FIAT, anche a livello sindacale (visto che i rapporti tra CGIL, CISL e PD sono ancora molto forti). Nonostante le dichiarazioni degli addetti ai lavori, il PD (e il Pdl non gli è da meno, attenzione!) è ancora una formazione politica verticista. Il metodo di scelta dei candidati e la loro presentazione all’elettorato, quelle primarie tanto sbandierate in faccia agli avversari, da sole non bastano a convincere i sinistro-scettici. E, forse, nemmeno più tanto i riformisti. Un bel risultato queste elezioni lo devono raggiungere: una profonda e discussa analisi del modo di proporsi per gli anni a venire, per le prossime battaglie. L’assemblearismo deve tornare a governare le sorti della socialdemocrazia italiana. Manco a dirlo, questo concetto è in totale antitesi con la proposta del Capo dell’esecutivo che pretende di trasformare il nostro pallido Presidenzialismo in una forma di Governo più individualista (o personalista…) e per farlo ritiene doveroso che la sinistra partecipi attivamente a questo suo progetto. Il segretario del PD si è già dato disponibile al confronto. Credo sia un errore ma c’è una crisi globale da gestire. Vediamo se la trattativa porterà a risultati positivi.